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L'arbitrato nel quadro dei progetti di riforma della giustizia civile italiana

Cosimo Maria Ferri

Il contributo introduce il dibattito sulle proposte di riforma della disciplina sull’arbitrato disegnando il quadro dei processi riformatori degli ultimi anni, fino ai lavori della recente Commissione presieduta da Guido Alpa.

PAROLE CHIAVE: riforma

Arbitration rules in the framework of the proposals for a reform of the civil justice in italy

The essay opens the debate on the proposals for a reform of the arbitration law in Italy and describes the steps actually taken in this direction in the last years, until the final report of the Ministerial Commission headed by Guido Alpa.

Sommario:

1. Il problema Giustizia in Italia - 2. Gli interventi di riforma - 3. Gli interventi sull’arbitrato. Il DDL di riforma del processo civile e i problemi aperti - 4. La Commissione ADR del Ministero della Giustizia - 5. Conclusioni


1. Il problema Giustizia in Italia

Il tema Giustizia rimane al centro dell’attenzione del Governo, nella consapevolezza della necessità di proseguire il percorso iniziato in questi anni per for­nire ai cittadini un servizio efficiente, rapido e certo. Dobbiamo parlare di “giustizia” con realismo sulla base delle cruciali riforme che in questi anni hanno contribuito a restituire al Paese, ai cittadini e ai nostri figli un sistema competitivo e moderno, garantendo maggiore certezza e celerità ed invertendo un trend negativo che faceva della giustizia un fattore frenante per la crescita economica e per la capacità di attrarre investimenti sul piano internazionale. Le molte riforme messe in campo dal Governo hanno offerto un significativo contributo per superare la fase emergenziale e, grazie ai risultati incoraggianti che si stanno registrando, possiamo oggi ambire all’obiettivo di una Giu­stizia che torni ad essere risorsa. Per questo è necessario fornire un impianto normativo chiaro, certo e stabile per fornire quel necessario livello di accountability richiesto dal mercato per prevedere i tempi delle decisioni ed aumentare la fiducia nei confronti dell’intero sistema. Giustizia e imprese sono due sistemi strettamente connessi ed il buon funzio­namento della prima ha certamente una significativa incidenza sull’efficienza e la crescita del secondo. Velocizzare la giustizia civile significa anche garantire un più rapido recupero dei crediti ed eliminare il rischio che le procedure di gestione della crisi possano protrarsi per un periodo di tempo eccessivamente lungo. La riduzione del carico di arretrato, la velocizzazione dei tempi dei processi, la creazione di una corsia preferenziale per imprese e famiglie e l’informa­tizzazione del processo: sono alcune delle linee guida sulle quali stiamo impostando le nostre riforme e sulle quali abbiamo scommesso per affrontare e vincere le importanti sfide che ci troviamo ad affrontare.

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2. Gli interventi di riforma

Fino ad ora si sono registrati oltre trenta interventi normativi sulla giustizia. I dati empirici segnalano un lento ma costante miglioramento: siamo passati dai sei milioni di procedimenti pendenti nel 2010 ai cinque milioni e duecentomila del 2013, ai quattro milioni del 2015; l’ultima relazione del Ministro della Giu­stizia alle Camere, il 18 gennaio 2017, indica un arretrato al 30 giugno 2016 in ulteriore contrazione a tre milioni e ottocentomila. Una tendenza positiva interessa anche il contenzioso commerciale, la cui durata tra il 2013 e il 2016 è ca­lata da 927 a 868 giorni. È un risultato che ci viene riconosciuto anche all’estero: la Banca Mondiale nel 2013 classificava l’Italia al 140° posto nella classifica “Enforcing contracts”, mentre nel 2014 abbiamo scalato 36 posizioni e l’ultimo rapporto Doing business (che misura efficienza e qualità del servizio) ci colloca al 108° posto su 190. Con riferimento agli standard internazionali la giustizia italiana segna dunque performances positive ma il dato importante è l’apprezzamento per l’a­pertura alle ADR che assegna alla qualità del nostro servizio un punteggio (13) superiore alla media dei Paesi sviluppati. Un risultato, ancora parziale, ma ottenuto attraverso molteplici interventi di riforma che posso qui solo ricordare: dal processo civile telematico alle modifiche sui tassi di mora; dalle modifiche alle regole sulla condanna alle spese le­gali al rito sommario, fino agli interventi per accelerare e rendere più efficace il processo esecutivo proprio per rafforzare la tutela del diritto di credito.

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3. Gli interventi sull’arbitrato. Il DDL di riforma del processo civile e i problemi aperti

L’efficacia della risposta giurisdizionale dipende anche dalla razionalizzazione dell’accesso alla giustizia e dalla semplificazione delle forme del proces­so: in questo solco ci si è mossi con convinzione senza che ciò abbia significato compressione del diritto costituzionale alla tutela dei diritti. A marzo 2016 la Camera dei Deputati ha approvato, dopo ampia discussione, il disegno di legge delega elaborato sulla base dei lavori della Commissione Berruti: si è trattato di un lavoro complesso che ha visto la partecipazione fattiva di Governo e Parlamento e che ha portato a migliorare il testo iniziale rafforzando l’obiettivo di una giustizia rapida ma anche rispettosa delle garanzie processuali delle parti in lite. Attualmente il disegno di legge è all’esame della Commissione giustizia del Senato e l’auspicio del Governo è che possa procedere celermente per poter attuare la riforma nel minor tempo possibile. Il disegno di legge delega riserva ampia attenzione alle procedure alternative di risoluzione delle controversie e in particolare all’arbitrato. Il Governo ha avviato un programma di “degiurisdizionalizzazione” per rafforzare gli strumenti alternativi accanto al ricorso al giudice statale: pensia­mo alla traslatio arbitrale. Ricordiamo la negoziazione assistita da avvocati, la procedura di componimento stragiudiziale che è anche obbligatoria in alcuni casi e pensiamo alla risoluzione telematica delle controversie transfrontaliere per i consumatori e, soprattutto, la mediazione che continua ad essere un mezzo sul quale il Governo sta investendo e che è in alcuni casi obbligatoria (specie cause condominiali, locazioni, diritti reali, e cause di vicinato). Il disegno di deflazione della giurisdizione pubblica non significa però arretramento dell’Avvocatura e della Magistratura ma implica anzi una maggiore responsabilizzazione di queste figure ai fini della riuscita delle soluzioni endo ed extra processuali volte a rendere più efficiente la macchina della giustizia. Mi pare paradigmatico esempio di questa tendenza la previsione, suggerita anche dalla Commissione Alpa, di esigere il giustificato motivo (come diversi Tribunali di merito hanno ritenuto nelle proprie pronunce) per la mancata comparizione delle parti all’incontro di mediazione: i dati ci dicono che se le parti procedono dopo il primo [continua ..]

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4. La Commissione ADR del Ministero della Giustizia

Ad aprile 2016 il Ministero ha inoltre nominato una Commissione per la riforma delle forme alternative di risoluzione delle controversie, incluso l’arbi­trato, commissione presieduta dal prof. Alpa. La Commissione ha concluso i lavori dopo avere svolto un’articolata serie di audizioni con il mondo imprenditoriale, universitario, con gli operatori e con le associazioni e gli enti coinvolti proprio al fine di raccogliere il più ampio numero di suggerimenti e formulare proposte, anche da attuale immediatamente, quindi non soltanto in forma di legge delega. Il testo finale della proposta, molto corposo, si muove lungo direttive molto precise. La strada va verso correttivi migliorativi ed estende l’arbitrato in materia societaria, ai rapporti di consumo (fermo restando il foro del consumatore) e in materia di appalti pubblici. Sull’arbitrato di diritto comune gli interventi sono diretti essenzialmente a favorire un’accelerazione della durata del contenzioso. Oltre ad una riduzione del termine per l’impugnazione del lodo (da un anno a sei mesi), il principale strumento è la previsione che consente alle parti, in caso di impugnazione, di omettere il giudizio di appello (art. 828 c.p.c.) e di ricorrere direttamente alla Corte di Cassazione. Ciò tuttavia è concesso soltanto quando le parti hanno e­scluso che il lodo sia impugnabile per violazione delle regole di diritto attinenti al merito della controversia così da assicurare sempre, in questi casi, uno scrutinio di secondo grado sul fatto. Un secondo intervento innovativo investe la potestà cautelare degli arbitri. La Commissione ha preso atto che l’Italia è uno fra i pochi Paesi che non ammette questo strumento ed ha per questo proposto un’opzione equilibrata: in coerenza con l’obiettivo di rafforzamento dell’arbitrato istituzionale si propone di riconoscere poteri cautelari soltanto agli arbitri che operino in procedure “amministrate”, secondo disposizioni specifiche adottate dai rispettivi re­golamenti. «Una soluzione – si è scritto – di transizione e di progressiva equiparazione funzionale della giustizia privata a quella amministrata dallo Stato». Ampia anche la “pagina” degli arbitrati “speciali”. In materia di diritto del lavoro si introduce la possibilità di ricorso all’ar­bitrato rituale (a [continua ..]

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5. Conclusioni

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