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L'arbitrato ed i possibili errori cognitivi dei suoi protagonisti: brevi note e alcune cautele da osservare nella fase della istruzione probatoria

Emanuele Rimini

I processi decisionali sono caratterizzati e influenzati sia da valutazioni di carattere intuitivo, sia da componenti deliberative riflessive e maggiormente elaborate. Gli errori e i pregiudizi cognitivi emergono qualora, nella dialettica tra questi due momenti, le intuizioni soggettive e le impressioni non sono assoggettate a una attività di falsificazione e confronto con le risultanze dell’ambiente circostante. I procedimenti arbitrali, rispetto alla giustizia amministrata dallo Stato, mostrano caratteristiche che favoriscono in modo particolare i meccanismi di controllo degli errori cognitivi. Oltre alla riconosciuta importanza dell’atteggiamento mentale degli arbitri, nel caso dei collegi arbitrali, la possibilità che le parti contribuiscano a designare i componenti del collegio favorisce i processi di falsificazione delle prime impressioni e intuizioni, mediante la creazione di un meccanismo dialettico tra le diverse possibili opinioni. Inoltre, la flessibilità della fase istruttoria dei procedimenti arbitrali consente di dare spazio a metodi di acquisizione probatoria più aderenti alle strategie che gli esperti di psicologia cognitiva e comportamentale suggeriscono per il raggiungimento di decisioni più meditate.

PAROLE CHIAVE: pregiudizio cognitivo - errore cognitivo - processo decisionale - arbitri

Arbitration proceedings and the possible cognitive errors of its decision-makers: brief remarks and some precautions in the evidentiary phase

Decision-making processes are characterized and influenced by both intuitive assessments and more pondered and thoughtful determinations. Cognitive biases and errors arise when, in the dialectic exchange between these two components, subjective intuitions and first-hand impressions are not subject to falsification and verification with the relevant surrounding environment. As opposed to the justice system administered by the State, arbitration proceedings possess features that particularly encourage control mechanisms of cognitive errors. Besides the obvious importance of the arbitrators’ state of mind, for arbitration panels the very mechanism to select arbitrators, which allows the parties to contribute to the formation of the panel, promotes the falsification of first impressions and intuitions, through the dialectic exchange between the different possible opinions. Moreover, the flexibility of the evidentiary phase in arbitral proceedings allows the use of methods for the acquisition of evidence that better reflect the strategies that experts in cognitive and behavioral psychology suggest for a more pondered decision-ma­king.

Sommario:

- NOTE


1. – A prescindere dal condivisibile rilievo secondo il quale il risalente modello medico della “malattia mentale” va sostituito con un nuovo approccio influenzato dalle scienze psicologiche e sociologiche incentrato sulla diversa nozione di “comportamento disadattato o male adattativo” [1], mi pare opportuno premettere che in tutti i campi operativi e a tutti i livelli socio-culturali possono essere riscontrati comportamenti – non necessariamente patologici – che non consentono un “buon adattamento” in alcuni frangenti. 2. – Fatta questa premessa nei riguardi dell’ambiente esterno genericamente inteso, ogniqualvolta si voglia soffermare l’attenzione sui processi decisionali conviene attribuire rilevanza sia ad aspetti comportamentali (ed occorre, quindi, osservarne i relativi “repertori”, come quelli dei modelli di comportamento direttamente osservabili, della organizzazione in sequenze complesse di unitàcom­portamentali semplici, della relazione tra il comportamento e l’ambiente ed altri ancora); sia ad aspetti cognitivi (che presuppongono, mediante l’inserimento delle percezioni in una “mappa” caratterizzata da coordinate spaziali e temporali che possono essere in continua evoluzione, l’analisi dei sistemi di “rappresentazione interna” e delle strutture che li regolano: aspettative, immagini, dialogo in­terno, convinzioni, valutazioni, attribuzioni ed altro ancora). Come è stato notato: gli individui non sono passivi e non devono quindi a­dattarsi supinamente rispetto alle sollecitazioni ed influenze esterne, ma sono attivi esploratori del proprio mondo e risolutori di problemi [2]. Ma proprio per quest’ultimo motivo, ci sono delle avvertenze da considerare condizionate dal fatto che il cervello umano – come è stato ormai confermato dagli studi neuroscientifici – è caratterizzato da due componenti: una intuitiva ed una deliberativa, le quali operano congiuntamente. I processi decisionali ed i giudizi arbitrali in particolare, non sfuggono a questa interazione [3]. Da qualche tempo, grazie anche alla diffusione tra il grande pubblico di studi volti a porre in luce il ruolo delle influenze psicologiche inconsce nei decision-making process, si è soliti riferirsi al c.d. System 1, che si rifà alle [continua ..]

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