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La qualificazione dell'arbitrato: vale il principio “in dubio pro interpretazione sistematica”

Gianluigi Passarelli

Partendo dalla sentenza annotata, l’articolo intende offrire alcune riflessioni su taluni principi di ermeneutica contrattuale in rapporto alla interpretazione della clausola compromissoria. L’auto­re conclude sostenendo che, in caso di dubbio di qualificazione tra arbitrato rituale e irrituale, la scelta dovrebbe avvenire solo a seguito di una minuziosa interpretazione dell’intero contesto contrattuale.

PAROLE CHIAVE: arbitrato irrituale - clausola compromissoria

Determining the kind of arbitration: applying the “in dubio pro systematic interpretation” principle

Starting by the decision here annotated, the Article would offer some considerations on some principles of hermeneutics of contract law in relation to the interpretation of the arbitration clause. The author concludes by arguing that in the case of uncertainty between ritual and informal arbitration, the choice must be made only after an in-depth interpretation of the whole context of the agreement.

Keywords: Arbitration, Informal Arbitration, Arbitration clause, Interpretation, Systematic Interpretation, Contractual analysis

 

Cassazione, 7 agosto 2019, n. 21059

(Giancola presidente, Lamorgese, relatore) – Caio (avv.ti M. Acone, P. Acone e Pezone) – Alfa s.p.a. (avv. Parisi)

 

Nella interpretazione della clausola compromissoria il carattere rituale o irrituale dell’arbi­trato deve essere risolto in favore del primo dovendosi tenere conto delle maggiori garanzie offerte dall’arbitrato rituale. (47)

 

In tema di interpretazione di una clausola arbitrale non rilevano, ai fini della qualificazione dell’arbitrato irrituale, le espressioni presenti nella clausola, come “giudizio arbitrale”, “giudizio inappellabile”, “senza formalità di rito e secondo equità”. (48)

 

[Omissis]

Il Tribunale di Napoli ha rigettato la richiesta di emissione di ordinanza di [continua..]

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COMMENTO

Sommario:

1. Il caso e “l’inesausto” dibattito tra i due tipi di arbitrato - 2. Una questione: il ritorno alla valorizzazione delle basilari regole di ermeneutica contrattuale - 3. Il dovere di interpretazione della clausola compromissoria nell’arbitrato internazionale - NOTE


1. Il caso e “l’inesausto” dibattito tra i due tipi di arbitrato

La sentenza annotata potrebbe apparire come l’ennesimo contributo all’an­noso dibattito, su cui sono stati scritti fiumi di inchiostro [1], sulla qualificazione tra arbitrato rituale e irrituale operata dalla convenzione arbitrale. In realtà, partendo da questa sentenza, si tenterà di tracciare una riflessione sui criteri di qualificazione della clausola compromissoria indagando il tema con riguardo alle disposizioni sull’interpretazione del contratto, non sempre tenute adeguatamente presenti. Nel caso di specie la Cassazione, con una motivazione abbastanza discutibile, perché non pare applicare i classici principi di ermeneutica contrattuale, rileva che la clausola compromissoria oggetto del giudizio non faccia sorgere alcun dubbio sulla qualificazione dell’arbitrato come rituale, alla luce della circostanza che espressioni come “giudizio arbitrale”, “giudizio inappellabile”, “senza formalità di rito e secondo equità” non consentirebbero di qualificare l’arbitrato come “irrituale”, ritenendo, tra l’altro, che l’arbitrato rituale, comunque, offrirebbe maggiori garanzie sia con riguardo all’efficacia esecutiva del lodo che a quello del regime delle impugnazioni. Prima di entrare nel vivo delle tematiche oggetto della pronuncia, giova richiamare, sia pur brevemente, i fatti di causa. Trattasi, a dire il vero, di una situazione che, [continua ..]

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2. Una questione: il ritorno alla valorizzazione delle basilari regole di ermeneutica contrattuale

La Suprema Corte nella sentenza in commento dedica una parte del suo ragionamento al problema della interpretazione della clausola compromissoria, limitandosi a sostenere – ad avviso di chi scrive in maniera troppo sintetica – che alcune espressioni non farebbero presumere per l’applicazione dell’arbi­trato irrituale, in particolare «giudizio arbitrale», «giudizio inappellabile», «sen­za formalità di rito e secondo equità». Inoltre, in caso di dubbio comunque troverebbe applicazione la disciplina dell’arbitrato rituale in quanto offrirebbe maggiori garanzie alle parti [25]. Preso atto di ciò, il presupposto di partenza non è soffermarsi sulla differenza tra arbitrato rituale ed irrituale, e sulla restrizione del secondo sul primo così come decretato nell’art. 808-ter c.p.c. [26], quanto sulla compatibilità dei ragionamenti sottesi a tale consolidato orientamento giurisprudenziale [27], con alcuni basilari principi di ermeneutica contrattuale. Difatti, per un miglior inquadramento dell’intera questione preme preliminarmente rilevare che, in ottemperanza ad una oramai consolidata elaborazione dottrinale della materia, l’“interpretazione”, intesa come indagine sul piano conoscitivo della portata dell’accordo tra le parti, deve essere tenuta distinta dalla “qualificazione” che, invece, attiene [continua ..]

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3. Il dovere di interpretazione della clausola compromissoria nell’arbitrato internazionale

Parimenti, ulteriore considerazione è quella relativa all’internazionalità del­l’arbitrato anche alla luce della circostanza che, a tutt’oggi, così come confermato anche dal Rapporto della Camera Arbitrale di Milano [40], gli arbitrati con profili internazionali aumentano in maniera considerevole, ovvero quelli caratterizzanti per elementi esterni all’arbitrato stesso ma propri del contratto (residenza o sede effettiva di una delle parti o il luogo di esecuzione del rapporto controverso). Invero, quanto illustrato nei precedenti paragrafi, ad avviso di chi scrive, ha maggior peso in un contesto di arbitrato internazionale. Difatti il presupposto di partenza è che, specialmente con riferimento al commercio internazionale, la volontà delle parti è quella di avere un contratto che possa risolvere eventuali controversie con un istituto flessibile ed adattabile alla specialità del rapporto internazionale. In tale contesto, sarebbe auspicabile che l’arbitro, ai fini della interpretazio­ne della clausola compromissoria [41], si muova con una certa autonomia interpretativa e compia l’operazione intellettuale di qualificazione dell’arbitrato [42] ponendosi in una prospettiva “internazionalistica” [43], tenendo conto non solo del carattere internazionale dell’operazione ma altresì degli ordinamenti statali presumibilmente collegati al [continua ..]

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NOTE

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