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15/01/2019
De profundis per l'arbitrato d'investimenti basato sugli intra-EU BITs


argomento: Giurisprudenza

Lo scorso 15 gennaio, i rappresentanti degli Stati Membri dell’Unione europea hanno rilasciato una dichiarazione congiunta volta a chiarire la posizione degli Stati Membri rispetto alla complessa situazione venutasi a creare nel settore dell’arbitrato d’investimenti intra UE a seguito della celebre sentenza della Corte di Giustizia nel caso C-284/16 Achmea v Slovak Republic. I rappresentanti degli Stati Membri hanno, altresì, convenuto di adottare una serie di iniziative volte a superare definitivamente le difficoltà sollevate dai numerosi trattati bilaterali o multilaterali di protezione degli investimenti stipulati in passato fra Stati Membri dell’UE (più noti con l’espressione inglese “intra-EU BITs”). Fra tali accordi o trattati multilaterali rientra anche l’Energy Charter Treaty In Achmea, la Corte ha chiarito che “gli articoli 267 e 344 TFUE devono essere interpretati nel senso che ostano ad una norma contenuta in un accordo internazionale concluso tra gli Stati membri, [...] in forza della quale un investitore di uno di detti Stati membri, in caso di controversia riguardante gli investimenti nell’altro Stato membro, può avviare un procedimento contro tale ultimo Stato membro dinanzi ad un collegio arbitrale, la cui competenza detto Stato membro si è impegnato ad accettare.”. Ciò, principalmente, in ragione del fatto che tale accordo internazionale fra Stati Membri dell’UE contiene un meccanismo di risoluzione delle controversie (l’arbitrato) che demanda ad un soggetto (il tribunale arbitrale), che non è “un elemento del sistema giurisdizionale dell’Unione”, “l’interpretazione tanto di detto accordo quanto del diritto dell’Unione” La Corte ritiene, inoltre, che la salvaguardia del carattere proprio dell’ordinamento istituito dai Trattati, non possa essere garantita da un soggetto (sempre il tribunale arbitrale) che non ha accesso alla procedura del rinvio pregiudiziale di cui all’articolo 267 TFUE. Nella dichiarazione del 15 gennaio 2019, gli Stati Membri prendono atto della decisione della Corte nel caso Achmea e traggono le seguenti conclusioni: 1. le clausole arbitrali contenute nei trattati bilaterali o multilaterali di protezione degli investimenti conclusi fra Stati Membri dell’UE sono incompatibili col diritto dell’Unione europea e sono, quindi prive di effetto; 2. i tribunali arbitrali investiti della definizione di controversie sulla base di dette clausole arbitrali devono ritenersi carenti di giurisdizione poiché le medesime clausole non conterrebbero una valida offerta di aderire ad un procedimento arbitrale; 3. esistono sufficienti rimedi a tutela degli investitori nel sistema giuridico dell’Unione europea per cui sistemi alternativi di giustizia quali quelli previsti dai BITs non sono più giustificati. I rappresentanti degli Stati Membri dell’UE hanno, poi, adottato una serie di misure per eliminare, in tempi brevi, l’attuale sistema basato sui trattati bila­terali o multilaterali fra gli stessi Stati Membri: 1. informare gli investitori delle conseguenze della decisione nel caso Achmea; 2. richiedere a tutti i tribunali degli Stati Membri e dei Paesi terzi di annullare i lodi arbitrali resi in procedimenti basati su clausole compromissorie contenute nei BITs o in altri trattati multilaterali fra Stati Membri dell’UE (incluso l’Energy Charter Treaty); 3. fare in modo che gli investitori controllati, direttamente o indirettamente, da Stati Membri dell’UE, abbandonino i procedimenti arbitrali in corso; 4. concludere, entro il 6 dicembre 2019, nuovi accordi che portino alla cessazione o comunque privino di effetto i BITs attualmente vigenti. Il testo integrale della dichiarazione resa dai rappresentanti degli Stati Membri dell’UE il 15 gennaio 2019 è consultabile all’indirizzo https://ec.europa.eu/ info/sites/info/files/business_economy_euro/banking_and_finance/documents/ 190117-bilateral-investment-treaties_en.pdf (Emilio Villano)

PAROLE CHIAVE: investimenti - caso Achmea



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