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Trasferimento di ramo d'azienda: rilevanza del contratto preliminare; dolo incidente; garanzia convenzionale

Oreste Cagnasso e Ferruccio M. Sbarbaro

La nota approfondisce alcune questioni emerse a seguito del trasferimento di un ramo d’azienda perfezionato attraverso un atto di cessione dal contenuto difforme rispetto al relativo preliminare, accertato un valore effettivo dell’avviamento inferiore a quello dedotto in contratto. In particolare, la “minore convenienza dell’affare” rileva sia quale conseguenza del dolo perpetrato in fase precontrattuale che come inadempimento di garanzie convenzionali assunte dal cedente, aprendo a una serie di riflessioni in ordine, tra l’altro, alla compatibilità tra i diversi regimi di tutela del cessionario e alla quantificazione del danno risarcibile.

PAROLE CHIAVE: trasferimento di azienda - avviamento - contratto preliminare - dolo incidente - responsabilità precontrattuale - garanzie convenzionali

Transfer of a business unit: relevance of the preliminary contract; fraud; conventional guarantee

The essay analyzes a number of issues arising as a result of the transfer of a business unit completed through a transfer deed with a different content compared to the preliminary contract, ascertaining an actual value of goodwill lower than that deducted in the contract. In particular, the “lesser convenience of the deal” shows both as a consequence of the fraud committed in the pre-contractual phase and as a default of conventional guarantees assumed by the seller, opening a series of reflections in order, among other things, to the compatibility between the different protection systems of the transferee and the quantification of the compensable damage.

Lodo Torino, 12 giugno 2018

(Anna Barbero arbitro unico) – Società Caffè Alfa s.r.l. – Società Delta Caffè s.a.s di Tizio Lucio & C.

Contratto – Contratto preliminare e definitivo – Prevalenza – Indagine caso per caso

Il contratto preliminare può essere utilizzato per individuare la comune intenzione delle parti nello stipulare il contratto definitivo attraverso una ricostruzione della stessa nel singolo caso concreto (33).

Contratto – Vizi – Dolo incidente – Elementi costitutivi – Raggiri – Diligenza

A prescindere dall’oggetto del contratto, il dolus incidens ricorre in presenza di raggiri perpetrati in mala fede dal deceptor, che [continua..]

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COMMENTO

Sommario:

1. Il caso di specie - 2. Il contenuto del contratto preliminare e del contratto definitivo - 3. Il dolo incidente ex art. 1440 c.c. nell’infedele rappresentazione del complesso aziendale - 4. L’efficacia della garanzia convenzionale sul valore del ramo d’azienda ceduto - 5. La determinazione delle poste risarcitorie rispetto alla “minore convenienza dell’affare” - NOTE


1. Il caso di specie

Nel caso di specie una società ha stipulato un contratto preliminare di vendita di ramo d’azienda prevedendo in particolare la cessione del portafoglio clienti relativo all’attività di commercio all’ingrosso ed al dettaglio di caffè e prodotti similari, dichiarando che alla data di stipulazione il consumo medio, calcolato su base annua, del portafoglio ceduto era pari ad un certo ammontare di quintali al mese ed il prezzo medio praticato alla clientela era di un certo ammontare di euro al chilogrammo. Ha inoltre dichiarato la veridicità di quanto affermato e si è impegnata a tenere totalmente indenne e manlevare il promissario acquirente da qualsiasi perdita derivante dalla violazione delle dichiarazioni e garanzie. Sempre all’interno del contratto preliminare le parti riconoscevano che l’atto di cessione del ramo d’azienda veniva sottoscritto al solo fine di perfezionare l’operazione a termini di legge ed effettuare i depositi e le iscrizioni previsti senza alcun effetto novativo e/o modificativo del preliminare. A pochi giorni di distanza veniva concluso il contratto definitivo. La società attrice ha «lamentato la non veridicità delle informazioni rese dalla convenuta in fase precontrattuale in ordine alla reale consistenza del ramo d’azienda ceduto e la mancanza delle qualità promesse in relazione al valore dell’avviamento (sia in termini di quantitativi di [continua ..]

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2. Il contenuto del contratto preliminare e del contratto definitivo

La motivazione del lodo contiene una pregevole analisi della posizione della giurisprudenza sui rapporti tra il contenuto del preliminare e quello del definitivo. Secondo l’opinione tradizionale il contratto preliminare rappresenterebbe semplicemente un accordo sostanzialmente diretto ad impegnare le parti a stipulare quello definitivo, che racchiude il completo contenuto dell’accordo raggiunto. In altre parole, il preliminare avrebbe una mera funzione preparatoria e strumentale rispetto al definitivo, che rappresenta il vero punto di arrivo della volontà delle parti. Secondo un primo orientamento giurisprudenziale di tipo tradizionale, con particolare riferimento alle vendite immobiliari, la fonte del regolamento contrattuale sarebbe pertanto da ricercare esclusivamente nel contratto definitivo. Tale conclusione troverebbe fondamento nella circostanza per cui il preliminare contiene il solo obbligo avente per oggetto la stipulazione del definitivo e comunque sarebbe superato da quest’ultimo. Tale conclusione non vale solo nel caso in cui sia previsto un patto contrario, formulato per iscritto nel caso delle vendite immobiliari [1]. Tuttavia, come sottolineato nel lodo, sussiste un diverso orientamento, per cui la conclusione richiamata non trova applicazione qualora il definitivo non esaurisca gli obblighi previsti nel preliminare, occorrendo in tal caso accertare la volontà delle parti, tenuto conto anche del [continua ..]

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3. Il dolo incidente ex art. 1440 c.c. nell’infedele rappresentazione del complesso aziendale

3.1. Verificata la perdurante efficacia delle richiamate pattuizioni contenute nel preliminare, il provvedimento procede ad analizzare la domanda di accertamento della sussistenza del dolo incidente ex art. 1440 c.c. In particolare, secondo la ricostruzione offerta dalla società attrice, il raggiro – contestato in toto da parte convenuta – consisterebbe (i) nell’aver fornito «documentazione inveritiera in ordine alla reale consistenza del giro d’affari», (ii) nell’aver reso «dichiarazioni inveritiere nell’ambito del contratto preliminare» circa il volume di vendite, (iii) nell’avere «omesso di consegnare gli allegati […] citati nel contratto preliminare» e descrittivi del portafoglio clienti, (iv) nell’avereindotto un cliente (che da solo rappresentava oltre il 20% del fatturato del ramo d’a­zienda ceduto) a non rifornirsi presso il cessionario; di guisa che l’attrice avrebbe così concluso il contratto «a condizioni economiche diverse da quelle che, senza l’inganno, avrebbe accettato, con conseguente pregiudizio economico» [4]. A prescindere dall’oggetto del contratto, la valutazione deve concentrarsi sugli elementi costitutivi del dolus incidens [5]: l’esistenza di raggiri perpetrati in mala fede dal deceptor, l’idoneità di tali raggiri a trarre in inganno [continua ..]

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4. L’efficacia della garanzia convenzionale sul valore del ramo d’azienda ceduto

Il lodo in commento accoglie la domanda attorea anche sotto il profilo della violazione delle dichiarazioni circa il valore economico del “portafoglio clienti”, oggetto di apposita obbligazione di garanzia a carico del cedente nell’ambito del contratto preliminare. Peraltro, nel caso di specie venivano garantite sia la consistenza attuale che la capacità reddituale del ramo d’azienda ceduto – che coincideva con il “portafoglio clienti” in parola – «traducendo il valore dell’avviamento in una espressa obbligazione contrattuale» [20]. Dinanzi a pattuizioni esplicite e, in particolar modo, a garanzie che incidono su valori riscontrabili per tabulas con connesso obbligo di totale manleva relativo al “minor valore” o a “qualsiasi perdita”, l’accertamento della responsabilità del cedente è decisamente agevolato; d’altronde, a prescindere dal dolo, il minor valore del bene oggetto della compravendita costituisce inadempimento della specifica obbligazione e la quantificazione del danno è facilitata dai parametri utilizzati in sede di descrizione contrattuale del complesso aziendale. Lo scenario si complica, invece, qualora ci si interroghi sull’esistenza di garanzie legali in capo al venditore e attive pur in assenza di espresse previsioni contrattuali che riducano ad unità il valore dell’avviamento. Nel caso di [continua ..]

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5. La determinazione delle poste risarcitorie rispetto alla “minore convenienza dell’affare”

Alla non corrispondenza di valore, accertata in giudizio, tra azienda descritta (e promessa) e azienda trasferita consegue la necessità di determinare un quantum risarcitorio [30]. Il criterio da seguire, peraltro, nella sostanza non varia a seconda che la prospettiva sia di riallineare lo squilibrio contrattuale creato attraverso il dolus incidens ovvero di “manlevare e tenere indenne” il cessionario dalle perdite derivanti dall’inesattezza delle dichiarazioni e garanzie e dunque dall’inadem­pimento del contratto (preliminare, nel caso di specie): il danno da risarcire coincide in ogni caso, infatti, con la “minore convenienza dell’affare”. Occorre però, allora, sintetizzare in quest’ultima locuzione il danno emergente (il “maggiore aggravio economico”) con il lucro cessante (il “minore vantaggio”) nell’ambito di una valutazione quantitativa che si concentri sul­l’avviamento e che non si esaurisca nel calcolo della (minore) produttività del ramo d’azienda emersa in epoca successiva al trasferimento, verificando invece quale fosse la reale potenzialità reddituale all’epoca della cessione [31]. Nel­l’ottica predetta, d’altronde, si spiega l’opportunità della condanna al pagamento di una somma rivalutata e maggiorata di interessi. Viene altresì in rilievo il [continua ..]

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NOTE

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